La scheda
Il Booker Prize più controverso della storia
Una traduzione a quattro mani
di Massimo Bocchiola

Due parole sulla traduzione. Come si fa a tradurre a due mani… o meglio a quattro, come si dice oggi, nell’epoca – poche storie, per i traduttori benedetta – della scrittura informatica (a proposito: a sei mani, verrebbe da correggere, considerata l’importanza essenziale dei riscontri internautici – delle consultazioni via via sempre più convulse mano a mano che non si trova nulla, di motori di ricerca e dizionari slang on line, per arrampicarsi in vetta al più improbabile dei doppi sensi, o calarsi negli scantinati della burocrazia britannica); come si fa a tradurre a due mani un libro come questo? Se esiste una ricetta – e i lettori leggendo avranno già scoperto se funziona – temo abbia ingredienti abbastanza banali. Andare d’accordo, o ancora meglio essere amici, come nel caso nostro; condividere una certa sensibilità linguistica, più "di pelle" che a seguito di fini discussioni e messe a punto metodologiche, che nel nostro caso non ci sono state proprio. Posso aggiungere che il fatto di essere io, nella coppia, quello con la maggiore esperienza di lingua "bassa" anglo-scozzese (da anni traduco Irvine Welsh) ha orientato la specificità dei nostri ruoli nel senso dell’uniformazione regionale da parte mia, e viceversa dello stacco, della individualizzazione della voce di Kelman, da parte di Flavio.
Ma alla base di tutto sta un atteggiamento che può suonare tanto ovvio quanto invece è la chiave ferrea, e spesso ben poco agile da manovrare, per tradurre il parlato (non soltanto gergale o regionale, s’intende): dare ascolto. In questo caso, stare a sentire come parla la gente per comporre un mosaico che – vista l’inappropriatezza culturale all’uopo delle nostre varianti linguistiche dialettali – incarni per approssimazione il paradosso di una lingua d’arrivo inventata capace di rappresentare accettabilmente una lingua di partenza così autentica, terragna e, se ci si passa il termine, ventrale, come quella del formidabile scozzese James Kelman.