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Al termine - secondo il titolo - di una vita spesa sotto i più incredibili travestimenti: enfant prodige tennista, giovanissima staffetta partigiana, laureato in Storia delle Religioni con un tentativo monacense buddista, oilman come papà, giocatore a Wimbledon, avvocato, apprendista corrispondente (del "Giorno" da Londra), playboy con la Ferrari, inventore di un linguaggio giornalistico che Maria Corti definì lombardese, autore di mille articoli-saggi sul tennis, di otto romanzi, più o meno autobiografici, di commedie troppo intelligenti per il nostro teatro, del monumentale saggio storico 500 Anni di Tennis, ecco infine Fregoli Clerici rivelarci la sua autentica natura: quella di poeta. Una verità a lungo sottaciuta per pudore e religiosa fede nel valore altissimo della Poesia. "Ho trovato
nelle poesie di Clerici, e mi ha davvero toccato, una sorta di ansiosa
fermezza, di sfuocata precisione, che è, ai miei occhi, una qualità
rara, se è vero che la poesia, e solo la poesia, ha la possibilità
di testimoniare, insieme la necessità e l'impossibilità
di dire ciò che sta dicendo." |
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