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Al termine - secondo il titolo - di una vita spesa sotto i più incredibili travestimenti: enfant prodige tennista, giovanissima staffetta partigiana, laureato in Storia delle Religioni con un tentativo monacense buddista, oilman come papà, giocatore a Wimbledon, avvocato, apprendista corrispondente (del "Giorno" da Londra), playboy con la Ferrari, inventore di un linguaggio giornalistico che Maria Corti definì lombardese, autore di mille articoli-saggi sul tennis, di otto romanzi, più o meno autobiografici, di commedie troppo intelligenti per il nostro teatro, del monumentale saggio storico 500 Anni di Tennis, ecco infine Fregoli Clerici rivelarci la sua autentica natura: quella di poeta. Una verità a lungo sottaciuta per pudore e religiosa fede nel valore altissimo della Poesia.
Ad un famoso trombone critico, nemmeno tanto irriconoscibile, dirà infatti:
"Cercato ho la bellezza a te negata / quasi un enorme fiore luminoso / e l'ho reso piccino / distillato / tanto che quasi sempre stinge / evapora / lasciandomi sul foglio / una minima traccia iridescente / un puntino / di polline divino."

Chiaro, non è vero?

"Ho trovato nelle poesie di Clerici, e mi ha davvero toccato, una sorta di ansiosa fermezza, di sfuocata precisione, che è, ai miei occhi, una qualità rara, se è vero che la poesia, e solo la poesia, ha la possibilità di testimoniare, insieme la necessità e l'impossibilità di dire ciò che sta dicendo."
Giovanni Raboni

clerici

 

GIANNI CLERICI
Postumo in vita
POESIE
pp. 120
11,00

 

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