La scheda del libro


Il progetto cosmetici di Giulia Belloni appare meno eterogeneo
e instabile delle storiche raccolte di Pier Vittorio Tondelli

di Stefano Ciavatta, Il Riformista

Quando viene pubblicata una nuova antologia di esordienti, il recensore ha bisogno subito di regole del gioco, che siano oneste però, senza eccedere con pesi e bilancini. Come suggerisce Walter Pedullà “è ingenuo sperare negli imberbi, ma più colpevole è il recensore che usa contro i giovani il rasoio. Cessi la strage degli innocenti: ci potrebbe essere più di un povero Cristo fra i nuovissimi scrittori”. Stavolta è il turno di una raccolta dal titolo estivo, Giovani Cosmetici, ideale preconfezionato per il recensore dal trolley già pronto. Ma la fretta non appartiene al secondo progetto di Giulia Belloni, l’editor di Sartorio che già con Meridiano Zero aveva sfornato gli Intemperanti. I Cosmetici sono costati tre anni di raccolta e scrematura, diciotto autori tutti italiani e under 40, un solo pezzo facile per ognuno, breve brevissimo, tutti in riga per avere una chanche, prendere o lasciare.

Perché cosmetici? Cosmetico significa attinente alla bellezza “ma anche tattico, strategico, ordinato all’interno di questi confini si delimita il campo da gioco dell’autore, uno spazio nel quale può tentare un gesto che dovremo decidere se accogliere, oppure no”. Il precedente più vicino è il Best Off di minimum fax, quello più famoso i Cannibali, ma i Cosmetici sono diversi da entrambi. Rispetto alle altre storiche raccolte di Tondelli (che non era in cerca di autori ma d’ inquieta gioventù), il progetto dei Cosmetici appare meno eterogeneo e soprattutto meno instabile.

I Cosmetici non sono lo stato dell’arte di una scrittura sommersa che viaggia sulle riviste online, una radiografia di chi non cerca più proseliti perché li ha già scovati in rete, ma vuole lettori fisici e sogna di uscire dal virtuale. La maggior parte dei Cosmetici sono invece già naturalmente, letterariamente “cartacei”, che non rappresenta un giudizio di valore. Questi 18 racconti vivono perfettamente dentro la raccolta, non sembrano strappati a realtà parallele, o pensati ed elaborati con un tempo diverso da quello richiesto dalla brevità.

I Cosmetici non sono neanche un’antologia a tema, con nomi già rodati e un marchio da veicolare. Se questi sono i temi, identità, prostituzione, omosessualità, immigrazione, bullismo, disperazione, tradimento follia depressione, adolescenza ribellione infanzia natalità handicap sopraffazione alienazione periferia morte, nessuno riesce come un pifferaio a prendere per mano gli altri in una formula a priori.

In logo brevitas, insomma. Quella dei Cosmetici è una scrittura allenata su spazi corti e fulminei, privati e condivisibili, dove poter comunicare. “Una lingua minimale, paratattica, sorvegliata” a cui piace esplodere in finali shock. Una brevità che rende al meglio un grado digitale di scrittura delle culture giovanili. Se la misura si raddoppierà, allora verrà richiesto un salto di qualità e la tensione dovrà approdare e farsi libro.

I Cosmetici ci provando dunque, da esordienti veri. Non c’è trucco, qualche pagina è acqua e sapone ma c’è da sporcarsi le mani volentieri. In attesa che la Belloni inizi a coltivare la sua serra.