La scheda del libro


Noi divisi in cerca di unità

Si rincorre e si depista, la protagonista di La metà di tutto (Sartorio Editore) di Silvia Nirigua, giovane autrice del sorprendente Un quarto di me uscito due anni fa. Silvia, che di lavoro fa l’anestesista, viene osservata da fuori, quasi seguita alle costole, da una clinica voce narrante che, forse, è quell’altra metà di sé a caccia di riunificazione. Romanzo umbratile, teso, di un’anima in pena tra i corpi – quando la sorveglianza emotiva la protegge – che popolano il pronto soccorso di un ospedale. È a queste vite “ferite”, da operare, ricucire, sedare, che Silvia sovrappone la sua, per dimenticare se stessa o, al contrario, ritrovarsi, per seminare col sorriso la certezza della morte imminente di un giardiniere arrivato lì con un dolorino o per chiudere gli occhi con un cerotto a un motociclista, sapendo già che non uscirà vivo dalla sala operatoria. In questo via vai di zoccoli, camici bianchi e pazienti in attesa, Silvia smarrisce le coordinate, come se tracciare una linea di demarcazione non fosse possibile e non restasse il tempo per pensare a una storia finita, alle sedute di psicoterapia, al locale dove va a bere una birra, all’appartamento sporco e trascurato in cui vive con la sua amica Lelo e coi veleni professionali che si è portata a casa. L’idea della morte è a portata di mano, dentro un armadietto. Ma non il fatto. Perché in fondo il tragitto di Silvia è quello di riuscire ad amarsi, a riconoscersi, a trovare un senso, fuori dalle chiacchiere tra colleghi, dagli schizzi di sangue sul linoleum, dalle luci forti di un corridoio ospedaliero, e da Marina che vorrebbe amarla, fermarla, conoscerla, come se ci si potesse specchiare negli altri senza paura e ritrovare il coraggio non solo di aiutare ma anche e soprattutto di chiedere aiuto…

Grazia Verasani
"Repubblica" - Bologna