La scheda del libro


Nuovi cannibali giovani cosmetici senza speranza

di Vincenzo Aiello, Il Mattino di Napoli

La mancanza nel panorama editoriale italiano di un serio scouting per scoprire i giovani autori da parte dei maggiori gruppi italiani confina questa necessaria opera d’invenzione di nuove voci ad antologie come quella dei Giovani cosmetici (Sartorio, pagg. 170, euro 10). La cura Giulia Belloni, che dopo l’esperienza degli Intemperanti vissuta in Meridiano zero, ha continuato la sua opera di scrematura con il passaggio alla pavese Sartorio. Il tema conduttore di questa antologia, che include diciotto giovani scrittori esordienti under 40 è quello legato all’aggettivo «cosmetico»: che non si riduce al suo significato corrente di «atto a conservare ed a accrescere la bellezza» ma, partendo dal sostantivo greco «cosmos», con cui s’intendeva stabilire una sorta di «ordine universale», richiama altri significati. Come «tattico, strategico, ordinato».
Testi brevi, quindi, che affrontano argomenti di punta quali l’identità, la prostituzione, l’omosessualità, il bullismo, la disperazione ed il tradimento. Ma con voci diverse: i «nuovi cannibali» scrivono tra il sogno e la realtà e, consci del distacco tra le due dimensioni, non scelgono il niente. Scoprono invece il dolore della mancata identificazione tra accaduto e sognato e provano, così, isolamento, alienazione, depressione e in ultima analisi disperazione: cioè fine della speranza. Tra gli autori, anche tre neoscrittori campani. La trentaseienne salernitana Cristiana Danila Formetta ci porta con il suo «Non succede mai niente» nella geometrica e noiosa città di Salerno, dove l’unico dover essere è il «pub crawl»: ossia l’attraversamento della città con bevute alcoliche ritmate come una vasca corta del nuotatore Magnini. Ancora più disperante, ma con un finale aperto ad una qualche speranza è «Senza nessun suono e senza nessun motivo» del giovane nocerino Francesco Coscioni, che racconta la vacanza di una coppia a Ferragosto. Il ventisettenne napoletano di stanza a Roma Beppe Fiore, con il suo «Attorno ad un centro vuoto», ci riporta infine in una periferia romana della prima adolescenza, quando con un amico e con sua nonna trascorrevano il tempo estivo a cercare lumache.

Vincenzo Aiello, giugno 2008.